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giovedì 24 marzo 2016

Vizio e Vezzo


Il fumo per molti è un vizio.
Qualcosa di cui si ha bisogno fisico e psicologico a prescindere dal fatto che non faccia che nuocere.

Per alcuni c'è una sorta di componente rituale: chi ne ha bisogno dopo un pasto, chi la brama dopo il sesso, chi non può farne a meno persino prima di andare a dormire.
Il vizio cosnuma, è quella cosa che va a scolpirsi nei pilastri dell'io.

Quando fumavo non ne ho mai sentito il bisogno.
Ogni sigaretta della mia vita è stata accesa perché l'ho desiderata.
Ogni sigaretta che io ho acceso l'ho gustata e l'ho maneggiata con un gusto cosciente fatto di atteggiamento e sapore volontariamente ricercato.
Un vezzo.

Riuscivo a passare svariati giorni senza toccare una sola sigaretta e senza averne assolutamente bisogno, tuttavia non ho mai smesso di desiderare una sigaretta tra le mani, gesticolare con essa e dare profonde boccate per alternare emissioni di fumo dei più vari tipi. Bastava una gustosa chiacchierata, una serata mondana ed ero capace di fumare un intero pacchetto in poche ore.
Proprio così, il mio essere fumatore è sempre stato incostante nei ritmi ma assennato nell'intento. 
Il fumo per me è stato sempre puro piacere.

La sigaretta e il vezzo del fumo quindi mi hanno sempre tentato. Mi piace l'oggetto, mi piace il suo effetto sociale e adoro sceglierne una marca a discapito d'altre in base al gusto del momento.

Due anni fa ho smesso di fumare.
Ho smesso di accendere sigarette e di inalarne il fumo ma tutt'oggi trovo che maneggiare o fumare una sigaretta abbia un fascino irresistibile.

Il non fumare nonostante io continui a desiderarne il gesto per volontario gusto personale e consciente che non si basa su un mero bisogno fisico incontrollabile fa di me un non fumatore o il più passionale dei fumatori?

martedì 8 aprile 2014

Captivus: colui che è fatto prigioniero



Fin da quando ero bambino, sono stato bombardato da favole, fumetti, cartoni animati, videogiochi e film in cui alcuni protagonisti, rappresentavano le icone eroiche per eccellenza.

Che l'ambientazione fosse fantastica, realistica, sportiva o persino post atomica questi personaggi riuscivano sempre a spuntarla, a resistere ai soprusi e in un modo o nell'altro a sconfiggere "i cattivi".

Il problema, per un bambino che come me era cresciuto con sani principi ma compagni di classe talvolta prepotenti, era che i buoni risultavano insopportabilmente noiosi. Tifare per i buoni era fin troppo facile perché tanto avrebbero vinto sempre e comunque.

Questi personaggi "buoni" tra l'altro, oltre a delle controparti cattive sempre più spregevoli, erano anche accompagnati da alleati meno "forti" di loro ma spesso tremendamente più fighi.

Se quindi fu molto facile fin da subito sognare di avere il fegato del cattivo, fu altrettanto facile sognare di essere un buono ultrafigo piuttosto che un bamboccione protagonista di turno.

Così già dalle prime classi delle elementari (pochissimi anni prima che io iniziassi a disinteressarmi del tutto al pallone) il mio idolo calcistico fu subito Mark Lenders.
Credetemi, questo scatenò un odio tremendo da parte dei compagnetti... mentre tutti tifavano per Oliver Hutton e qualche alternativo per Giulian Ross, io sognavo una maglia con le maniche arrotolate e una cattiveria senza pari.
Tutti odiavano Mark Lenders, lo odiavano perché era il più figo.

Così il connubio antagonismo+coattezza si instillava sempre più profondamente nel me bambino e così qualche tempo dopo, quando dovetti scegliere quale tifare tra un ebete col caschetto biondo e pantacollant viola e un alieno blu con la faccia da scheletro e un fighissimo bastone con tanto di teschio d'ariete in cima non mi ci volle poi molto. Col passare degli anni furono innumerevoli gli antagonisti e i comprimari fighissimi di cui fui fermo sostenitore:
Mister X, Mark Lenders, Boyakki, Tonzula e Miss Dronio, Dick Dastardly e Muttley, Skeletor, Hordak, Tri-Klops, Jitsu, Jigen, Fujiko, Ikki di Phoenix, Hyoga del Cigno, Tisifone, Il Gran Sacerdote Arles, Orion di Asgard, il Maestro Splinter, Casey Jones, Shredder, Tong Po, Chong Li, Chewbacca, Darth Vader, l'Imperatore Palpatine, Undertaker, Lgion of Doom, Jake the Snake Roberts, Kane, Mankind, Lobo, Lex Luthor, Joker, Bane, Alan Scott, Guy Gardner, Atrocitus, Larfleeze, Ghost Rider, Mystica, Magneto, Loki, Hulk, Venom e Carnage, Shin, Rei, Yuda e Souther di Nanto, Ain, Raoh e Toki di Hokuto, Alex DeLarge, Frank-n-Furter, Riff Raff e Magenta, Sonny Corleone, Virgil Sollozzo, Jena Plissken, Sardo Numspa, Benedict, Mickey e Mallory Knox, T1000, il Sergente Maggiore Hartman, Marcellus Wallace, Boris Balkan, il Colonnello Nathan R. Jessep, Bowser, Waluigi, Piccolo, Vegeta, Trunks, 18, Cell, Blanka, Zangief, Balrog, Vega, Sagat, M.Bison, Akuma, Grimilde, Jafar, Scar, Scorpion, Baraka, Smoke, Kano, Shang Tsung, Sindel, Jade, Shao Kan, Nina e Anna Williams, Heiachi e Kazuya Mishima, Darth Maul, il Conte Dooku, l'Agente Smith, Benjamin Linus, Smookey, Ozymandias, Gaara del Deserto, Shikamaru Nara, Kabuto, Tsunade, Orochimaru, Ditocorto, Roose Bolton, Tiwin Lannister, Barristan Selmy, Melisandre, Mance Ryder... e chissà quanti ne avrò dimenticati.


Quella che era una sorta di attrazione "a pelle" è pian piano diventata una scelta sempre più cosciente e voluta. Noto sempre di più che "i cattivi" sono più dettagliati nell'aspetto e più sfaccettati nel carattere, che spesso partono da una grande sofferenza e profonda frustrazione. Un dolore che i buoni non provano troppo spesso.I cattivi sono vittime che ad un certo punto dicono basta. E mentre la società ci impone di perdonare e passare oltre, loro avevano il fegato di farla pagare a tutti.
Sì, ok, lo so che non è condivisibile, ma il fascino che scaturisce da queste cose è per me irresistibile quantomeno nella fantasia.

Quindi tra maniche arrotolate, girocolli di piume, elmi irti di lame, pastorali coi teschi, guanti artigliati e mentalità brutali prive di scrupoli ma non per questo meno machiavelliche, crescendo, cercai come tutti di ispirarmi sempre di più ai miei idoli, e anche se tutto questo non ha fatto di me un super cattivo, mi ha reso semplicemente molto molto coatto.

martedì 18 marzo 2014

AAAA: Acontentarsi, Adattarsi, Ambire e Appagarsi

Aladdin's LampQueste quattro "A" sono la base dei nostri desideri.
Spesso vorremmo tanto qualcosa, sia essa una cosa materiale, un concetto o un avvenimento.

La idealizziamo, e mentre inizialmente la focalizziamo con precisi dettagli, man mano che il nostro desiderio si protrae nel tempo i dettagli superflui vanno svanendo gradualmente fino a quella che io chiamo "maturazione del desiderio", ovvero quel momento in cui la nostra speranza si assesta in base a condizioni imprescindibili che in quel momento definiscono il "minimo che accetteremmo".

Questo fenomeno ovviamente ha una rilevanza molto soggettiva, tutti conosciamo persone che vorrebbero sempre "troppo" e persone che si accontentano "troppo spesso". Ad ogni modo tutti, prima o poi tutti desideriamo qualcosa e prima o poi ci troviamo al cospetto delle quattro A.

In funzione delle nostre aspettative, quando finalmente otteniamo qualcosa, la paragoniamo (a volte inconsciamente) a quella maturazione del desiderio che fino a pochi istanti prima ne disegnava l'idealizzazione. A questo punto, se il paragone evidenzia una totale differenza rispetto alle nostre aspettative, di certo non considereremo "esaudito" il nostro desiderio e la delusione sarà inevitabile. Se però le differenze dalle nostre aspettative non sono totali scatta la procedura d'accettazione che identificherà ciò che abbiamo ottenuto in una delle quattro categorie possibili: Accontentarsi, Adattarsi, Ambire e Appagarsi.

Accontentarsi
Quando ciò che abbiamo ottenuto presenta numerose differenze con il nostro desiderio ma tutto sommato ne rispetta alcune caratteristiche siamo portati istintivamente a non disprezzarlo e per quanto il desiderio non venga considerato esaudito si finisce con il godersi "quel poco"che si è ottenuto.

Persistenza del Desiderio: 8
Pretesa: 6
Frustrazione:  5
Soddisfazione: 5
Motto: "meglio di niente"

Adattarsi
Quando ciò che abbiamo ottenuto presenta poche analogie con il nostro desiderio ma allo stesso tempo ne rappresenta una valida alternativa, istintivamente lo cataloghiamo come "qualcos'altro", e anche se il desiderio non viene dimenticato, viene di certo attenuato a causa di una buona dose di soddisfazione.

Persistenza del desiderio: 6
Pretesa: 3
Frustrazione: 3
Soddisfazione: 7
Motto: "non m'è andata male"

Ambire
Quando ciò che abbiamo ottenuto presenta numerose caratteristiche del nostro desiderio il nostro umore migliora istantaneamente e dopo un breve (ma variabile soggettivamente) periodo di Appagarsi si passa ad Adattarsi, e pian piano iniziano a tornarci in mente tutte quelle caratteristiche superflue che con la maturazione del desiderio eravamo riusciti ad escludere. Così scesi al livello di Accontentarsi si accende in noi quella lampadina che non smette di rocordarci quanto la nostra idea iniziale fosse diversa. Il desiderio si innesca nuovamente e iniziamo a sottostimare ciò che abbiamo ottenuto, con il trascorrere del tempo.

Persistenza del desiderio: 10
Pretesa: 10
Frustrazione: 7
Soddisfazione: 3
Motto: "merito di meglio"

Appagarsi
Quando capita la fortunata circostanza in cui otteniamo qualcosa estremamente somigliante alla nostra idealizzazione iniziale, il buon umore viene immediatamente accompagnato di pari passo dall'incredulità e anche se in alcuni casi si innesca l'istinto di trattenere l'entusiasmo la nostra soddisfazione interiore raggiunge un livello superiore a quello immaginato. Il desiderio si spegne quasi del tutto e gli effetti di un'esperienza simile possono incidere persino sulla personalità.

Persistenza del desiderio: 2
Pretesa: 0
Frustrazione: 0
Soddisfazione: 10
Motto: "non avrei potuto chiedere di meglio"

Ovviamente non possiamo decidere in che modo prendere le cose. Oltre che dalle caratteristiche di ciò che otteniamo, la nostra reazione dipende anche dal nostro umore iniziale, dai nostri precedenti e persino dalle persone coinvolte.
Questa riflessione odierna è solo un modo personale che ho di analizzare le cose, forse un po troppo schematizzato, ma di certo mi aiuta a capire cosa sto facendo e perché.
Se anche voi in certe cose vi riconoscete in alcune di queste "A" abbiatene coscienza.